O è Tri-Fiat o sono dolori

Le aperture tedesche al piano Fiat dimostrano che tutto è trattabile, pure l’orgoglio teutonico. Provano pure che un piano c’è. Sergio Marchionne, l’avvocato Marchionne, crede che nella globalizzazione sopravvivano il grande e il piccolo, non il medio. Lo sanno anche i sindacati che accettano sacrifici pro ristrutturazione. Leggi Festeggio Fiat-Chrysler, ma gli americani in 500 non li vedo di Giuliano Ferrara
4 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 07:44 | 17 AGO 20
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Poiché la famiglia Agnelli non può crescere più di tanto, la Fiat deve un po’ deagnellizzarsi e la grande company dovrà essere una sorta di public company con dentro soci di diversa natura, dai sindacati americani al consiglio della corona torinese, passando per i fondi d’investimento. Per ora non è questione di qualità, ma presto lo sarà: le auto eco-belle andranno fatte e vendute. Per ora è questione di dimensioni. E di gamma di prodotto: come notava ieri il Financial Times la Tri-Fiat (Fiat, Chrysler, Opel) avrebbe in cartellone quasi tutti i modelli dal jeeppone alla 500. Il progetto oggi è assimilabile a un castello di carta, basta toglierne di carta, e viene giù o quantomeno traballa. Senza Opel, Fiat-Chrysler pare un matrimonio fragile. Bisognerebbe vendere le 500 nel deserto del New Mexico o nelle megastrade della California. Rubando le parole a Luca Cordero di Montezemolo: roba da “far tremare i polsi”.